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Durezza dell’acqua: il metodo di determinazione (UNI EN ISO 6059)

La ISO 6059 descrive come misurare la durezza totale dell'acqua, cioè calcio più magnesio, con una titolazione con EDTA. Nel D.Lgs. 18/2023 la durezza non ha un valore di parametro: il decreto raccomanda solo un minimo di 15 °f per l’acqua addolcita o dissalata in uscita dagli impianti. La misura serve a privati, condomini, imprese e manutentori per valutare calcare, addolcitori, caldaie e macchine da caffè.

Cosa misura il metodo

La durezza totale esprime il contenuto di ioni calcio e magnesio disciolti nell'acqua. Deriva dal contatto con rocce calcaree e dolomitiche ed è quindi molto variabile da una zona all'altra: acque di montagna su graniti possono essere quasi prive di calcio, acque di pianura su calcari sono spesso molto dure.

La ISO 6059 specifica un metodo titrimetrico: si aggiunge al campione una soluzione a concentrazione nota di EDTA (acido etilendiamminotetraacetico), che lega calcio e magnesio, finché un indicatore cambia colore. Il volume consumato è proporzionale alla somma di calcio e magnesio. Il metodo si applica alle acque sotterranee, superficiali e potabili; non è adatto alle acque con contenuto salino molto elevato, come l'acqua di mare.

La durezza non va confusa con il residuo fisso o con la conducibilità, che misurano tutti i sali disciolti, compresi sodio, cloruri e solfati. Un'acqua può avere un residuo fisso alto e durezza bassa, per esempio se è ricca di sodio. Per i metodi strumentali correlati vedi la scheda su pH e conducibilità.

Come si svolge la titolazione

  1. Prelievo: un volume noto di campione, di norma 50 mL, è posto in una beuta.
  2. Tampone: si aggiunge una soluzione tampone ammoniacale che porta il pH intorno a 10, condizione in cui l'EDTA lega sia il calcio sia il magnesio.
  3. Indicatore: si aggiunge un indicatore metallocromico, tipicamente nero eriocromo T, che in presenza di calcio e magnesio colora la soluzione di rosso-violetto.
  4. Titolazione: si aggiunge EDTA a concentrazione nota fino al viraggio al blu, che indica che tutto il calcio e il magnesio sono stati complessati.
  5. Calcolo: dal volume di EDTA consumato si ricava la concentrazione di calcio più magnesio, in millimoli per litro, poi convertita nell'unità richiesta.

Esempio di calcolo: su 50 mL di campione si consumano 12,5 mL di EDTA 0,01 mol/L. Le millimoli di EDTA sono 12,5 × 0,01 = 0,125 mmol, che riferite a 50 mL danno 2,5 mmol/L di calcio più magnesio, pari a 25 °f.

Alcuni metalli, come rame, ferro, zinco e manganese, possono interferire bloccando o rendendo incerto il viraggio; la norma prevede accorgimenti per mascherarli. Per questo un risultato su acque ferrose va letto insieme alle analisi del ferro e del manganese.

Unità di misura: come convertire

In Italia la durezza si esprime di solito in gradi francesi (°f), ma Rapporti di Prova, manuali di elettrodomestici e schede tecniche usano unità diverse. La tabella permette di confrontarle.

UnitàDefinizioneEquivalenza
millimoli per litro (mmol/L)calcio + magnesio1 mmol/L = 10 °f
grado francese (°f)10 mg/L di CaCO₃1 °f = 0,1 mmol/L
grado tedesco (°d o °dH)10 mg/L di CaO1 °d = 1,78 °f
mg/L di CaCO₃massa equivalente di carbonato di calcio10 mg/L = 1 °f

Esempio: il manuale di una macchina da caffè chiede acqua sotto gli 8 °d. In gradi francesi sono 8 × 1,78 ≈ 14 °f: un'acqua di rete a 30 °f va trattata.

La durezza si può anche calcolare da calcio e magnesio misurati separatamente, per esempio in ICP o in cromatografia ionica: durezza in mg/L di CaCO₃ = calcio (mg/L) × 2,497 + magnesio (mg/L) × 4,118. È il modo per ottenere il dato quando il laboratorio dosa già i cationi, e permette anche di sapere quanta durezza è dovuta al calcio e quanta al magnesio. Per la lettura pratica dei gradi vedi la guida sui gradi francesi.

Cosa dice la normativa sulla durezza

Nel D.Lgs. 18/2023 la durezza non ha un valore di parametro: il decreto raccomanda soltanto un minimo di 15 °f per l’acqua addolcita o dissalata in uscita dagli impianti del gestore, e non fissa un intervallo obbligatorio. Un'acqua molto dura o molto dolce non è per questo «non potabile».

L'intervallo 15–50 °f che si legge spesso era il valore consigliato del D.Lgs. 31/2001, la vecchia norma sulle acque potabili oggi abrogata: la sua storia è nella scheda sul D.Lgs. 31/2001. Resta un riferimento tecnico diffuso, ma non è un limite di legge in vigore.

Contano invece le indicazioni di settore. I costruttori di caldaie, scaldabagni e macchine professionali fissano requisiti di durezza per l'acqua di alimentazione, e un addolcitore domestico va regolato in modo da non produrre un'acqua troppo aggressiva verso le tubazioni. Per l'acqua di scarico e per le acque industriali valgono le specifiche del processo.

Quando ha senso misurarla

La durezza è uno dei parametri più richiesti perché ha conseguenze pratiche immediate. I casi tipici sono:

  • Calcare in casa: incrostazioni su rubinetti, soffioni, resistenze di lavatrici e scaldabagni; la misura dice se un trattamento è utile e come dimensionarlo, come spiegato nella guida su quando serve un addolcitore.
  • Verifica di un addolcitore: un controllo a monte e a valle mostra se l'apparecchio funziona e se la durezza residua è adeguata. Il controllo dedicato è l'analisi acqua addolcitore; la guida sull'acqua addolcita spiega il legame con il sodio.
  • Bar, ristoranti e torrefazioni: la durezza incide su resa dell'estrazione, gusto del caffè e manutenzione delle macchine; vedi l'analisi acqua per macchine da caffè.
  • Impianti termici e industriali: caldaie, circuiti chiusi e torri evaporative richiedono acqua con durezza controllata per evitare incrostazioni e perdite di efficienza.

Per un controllo mirato c'è l'analisi della durezza dell'acqua; la durezza è inclusa anche nei profili chimici di base.

Malintesi frequenti

«L'acqua dura fa venire i calcoli renali»

Non ci sono evidenze solide che l'acqua dura del rubinetto causi calcoli renali nelle persone sane; calcio e magnesio dell'acqua contribuiscono anzi all'apporto alimentare. Chi ha patologie specifiche segue le indicazioni del proprio medico.

«Le strisce reattive danno lo stesso risultato»

Le strisce e i kit a gocce sono utili per una stima rapida o per regolare un addolcitore, ma hanno una risoluzione limitata. Per un dato da usare in un piano di controllo, in una contestazione o per dimensionare un impianto serve una misura di laboratorio.

«Più dolce è, meglio è»

Un'acqua addolcita fino a durezza quasi nulla può diventare aggressiva verso le tubazioni metalliche e avere più sodio. L'obiettivo è una durezza residua adeguata all'uso, non lo zero.

La prova è eseguita da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025 ed è accreditata ove inclusa nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Il Rapporto di Prova indica metodo, unità di misura e risultato.

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Approfondimenti normativi

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Fonti

Domande frequenti

La durezza dell'acqua è un rischio per la salute?
No. Nel D.Lgs. 18/2023 è un parametro indicatore, senza un valore sanitario vincolante. Un'acqua dura non è dannosa per chi la beve, ma può causare incrostazioni negli impianti e negli elettrodomestici. Un'acqua molto dolce o addolcita in eccesso può invece essere più aggressiva verso le tubazioni metalliche.
Quanti gradi francesi deve avere l'acqua potabile?
Il D.Lgs. 18/2023 non fissa un intervallo obbligatorio. Il valore di 15–50 °f citato spesso era il valore consigliato del D.Lgs. 31/2001, oggi abrogato. In pratica acque sotto i 15 °f sono considerate dolci e sopra i 30 °f dure, ma la soglia giusta dipende dall'uso e dalle indicazioni dei costruttori degli apparecchi.
Come converto i gradi tedeschi in gradi francesi?
Un grado tedesco equivale a circa 1,78 gradi francesi. Per esempio, 10 °d corrispondono a circa 18 °f. Per passare dalle millimoli per litro ai gradi francesi basta moltiplicare per 10: 2,5 mmol/L equivalgono a 25 °f. Un grado francese corrisponde a 10 mg/L di carbonato di calcio.
Che differenza c'è tra durezza totale e durezza temporanea?
La durezza totale comprende tutto il calcio e il magnesio disciolti. La durezza temporanea è la parte legata ai bicarbonati, che precipita come calcare quando l'acqua viene scaldata: è quella responsabile delle incrostazioni in caldaie e scaldabagni. La durezza permanente è la quota restante, legata soprattutto a solfati e cloruri, che non precipita con il riscaldamento.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16