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Cromo esavalente

Cr(VI)

Che cos’è

Il cromo esavalente, Cr(VI), è la forma ossidata del cromo presente come cromato o dicromato. A differenza del cromo trivalente, che è poco solubile e meno tossico, il Cr(VI) è molto solubile, attraversa facilmente le membrane cellulari ed è classificato dalla IARC come cancerogeno per l’uomo (gruppo 1). Per misurarlo serve un metodo specifico: il cromo totale non dice quanta parte del metallo è esavalente.

Dove si trova

Si trova nelle falde vicine a galvaniche, cromature, concerie, impianti di trattamento del legno e siti industriali dismessi, ma anche in acque di origine naturale che circolano in rocce ultrafemiche come le serpentiniti, dove il cromo trivalente dei minerali viene ossidato. È presente negli scarichi di processo, nei terreni contaminati, nel cemento non trattato e in alcuni articoli in cuoio conciato al cromo.

Perché si analizza

Si analizza quando serve sapere quanto del cromo presente è nella forma più pericolosa: in un pozzo in area industriale o a geologia ofiolitica, nei controlli degli scarichi autorizzati, nella caratterizzazione di siti contaminati e terre da scavo e nelle verifiche di prodotto su cemento e cuoio. A parità di cromo totale, un campione con prevalenza di Cr(VI) richiede interventi diversi da uno con solo cromo trivalente.

Matrici

Acque potabili, Acque sotterranee, Scarichi industriali, Suoli e terre da scavo

Riferimenti normativi

D.Lgs. 18/2023, D.Lgs. 152/2006 (Parte III e Parte IV), ISO 18412, UNI EN ISO 23913

Acqua potabile: nessun valore separato, il Cr(VI) rientra nel cromo totale (25 µg/L, D.Lgs. 18/2023; in vigore dal 12 gennaio 2026, dopo il periodo transitorio a 50 µg/L). Acque sotterranee: CSC 5 µg/L. Scarichi: 0,2 mg/L in acque superficiali e in fognatura. Suoli: CSC 2 mg/kg (verde e residenziale) e 15 mg/kg (industriale). Le ultime tre soglie sono del D.Lgs. 152/2006.

Valori di riferimento per matrice

Non esiste un unico limite per il cromo esavalente: il valore cambia con la matrice e con lo scopo del controllo. Il primo passo è quindi capire quale norma si applica al campione.

MatriceRiferimentoValore
Acqua destinata al consumo umanoD.Lgs. 18/2023, All. Inessun valore per il Cr(VI); cromo totale 25 µg/L dal 12 gennaio 2026
Acque sotterranee (siti contaminati)D.Lgs. 152/2006, Parte IV, All. 5, Tab. 25 µg/L
Scarico in acque superficialiD.Lgs. 152/2006, Parte III, All. 5, Tab. 30,2 mg/L
Scarico in rete fognariaD.Lgs. 152/2006, Parte III, All. 5, Tab. 30,2 mg/L
Suolo, uso verde e residenzialeD.Lgs. 152/2006, Parte IV, All. 5, Tab. 1 col. A2 mg/kg s.s.
Suolo, uso commerciale e industrialeD.Lgs. 152/2006, Parte IV, All. 5, Tab. 1 col. B15 mg/kg s.s.

La differenza tra 5 µg/L in falda e 25 µg/L di cromo totale nell’acqua da bere non è una contraddizione: la prima è una soglia che fa scattare gli obblighi di indagine su un sito, la seconda un valore di qualità per l’acqua erogata. I testi sono consultabili su Normattiva per il D.Lgs. 152/2006 e per il D.Lgs. 18/2023. Il cromo totale ha una scheda dedicata: cromo nell’acqua potabile.

Come si misura il Cr(VI) senza confonderlo con il cromo totale

Il cromo totale si misura in ICP-MS dopo acidificazione, che porta in soluzione tutte le forme del metallo (vedi la scheda sulla UNI EN ISO 17294). Il Cr(VI) richiede invece una speciazione: si fa reagire selettivamente con la difenilcarbazide, che forma un complesso viola misurabile in spettrofotometria, oppure lo si separa in cromatografia ionica prima della reazione. Le norme tecniche di riferimento per l’acqua sono la ISO 18412 (metodo fotometrico per acque poco contaminate) e la UNI EN ISO 23913 (analisi in flusso).

Il limite di quantificazione dipende dal metodo: in cromatografia ionica con derivatizzazione si scende sotto 1 µg/L, mentre i metodi fotometrici semplici arrivano di solito a qualche µg/L. Prima di ordinare l’analisi conviene quindi verificare che il LOQ sia adeguato al riferimento: un LOQ di 5 µg/L non permette di dire nulla rispetto a una CSC di 5 µg/L.

Per suoli, rifiuti e cemento si usa un’estrazione alcalina che porta in soluzione il Cr(VI) senza ridurlo, seguita dalla stessa lettura colorimetrica o cromatografica.

Prelievo e conservazione: gli errori che falsano il dato

Il Cr(VI) è instabile: in presenza di sostanza organica, ferro ferroso o solfuri si riduce a Cr(III), e il risultato scende anche se l’acqua è contaminata. Le regole di prelievo sono quindi diverse da quelle degli altri metalli.

  1. Non usare il flacone acidificato dei metalli: l’acido favorisce la riduzione del Cr(VI). Serve un contenitore dedicato, non acidificato.
  2. Riempire completamente il contenitore, tappare e refrigerare subito a circa 4 °C.
  3. Consegnare entro 24 ore, salvo che il laboratorio fornisca un flacone con tampone alcalino che stabilizza il campione più a lungo.
  4. Nei pozzi, spurgare prima del prelievo fino a stabilizzazione dei parametri di campo; nei piezometri usare tecniche a basso flusso per non mobilizzare particolato.
  5. Indicare sul verbale se l’acqua è stata clorata: il cloro può ossidare il Cr(III) a Cr(VI) nel tempo.

Le indicazioni generali sul campionamento delle acque sono nella scheda sulla UNI EN ISO 5667.

Come leggere il risultato e cosa fare

Il dato utile nasce dal confronto tra cromo totale e cromo esavalente analizzati sullo stesso prelievo. Se il Cr(VI) è vicino al cromo totale, quasi tutto il metallo è nella forma ossidata e mobile; se è molto più basso, prevale il Cr(III), meno mobile.

Esempio: un pozzo in una zona artigianale dà cromo totale 18 µg/L e Cr(VI) 16 µg/L. Il valore per l’acqua potabile è rispettato, ma la CSC di 5 µg/L per le acque sotterranee è superata: per un uso potabile privato conviene valutare un trattamento, per chi ha responsabilità sul sito scattano gli obblighi di comunicazione e caratterizzazione del Titolo V, Parte IV del D.Lgs. 152/2006.

Il Cr(VI) si riduce bene con l’osmosi inversa e con resine anioniche specifiche, mentre i filtri a carbone domestici non sono progettati per rimuoverlo: l’efficacia va verificata con un’analisi a valle. Per un profilo completo dei metalli è disponibile l’analisi metalli pesanti nell’acqua, eseguita da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Per gli scarichi c’è l’analisi scarichi idrici industriali; approfondimenti nella guida sul cromo esavalente nell’acqua.

Analisi che includono Cromo esavalente

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Domande frequenti

Se il cromo totale è sotto il limite, posso escludere il cromo esavalente?
Rispetto all’acqua potabile sì, perché il valore di 25 µg/L riguarda il cromo totale e il Cr(VI) ne è una parte. Non è così per le acque sotterranee e gli scarichi, dove il Cr(VI) ha soglie proprie più basse: un cromo totale di 15 µg/L può contenere abbastanza Cr(VI) da superare la CSC di falda di 5 µg/L. In quei casi serve la speciazione.
Perché il laboratorio mi chiede due flaconi diversi per il cromo?
Perché il cromo totale si conserva acidificando il campione, mentre l’acido altera il cromo esavalente, che va raccolto in un contenitore non acidificato e refrigerato. Usare un solo flacone acidificato per entrambe le prove porta spesso a sottostimare il Cr(VI). Il laboratorio indica anche il tempo massimo tra prelievo e consegna, di solito 24 ore.
Il cromo esavalente può essere di origine naturale?
Sì. Nelle falde che attraversano serpentiniti e altre rocce ofiolitiche, presenti in diverse aree dell’Appennino e delle Alpi occidentali, il cromo dei minerali può ossidarsi e passare in acqua come Cr(VI) anche senza attività industriali vicine. In questi casi è utile confrontare il dato con quello di pozzi vicini e con le informazioni dell’ARPA sul fondo naturale.
Un filtro domestico elimina il cromo esavalente?
Dipende dal sistema. L’osmosi inversa e le resine a scambio anionico selettive lo riducono in modo efficace, mentre caraffe e filtri a carbone attivo non sono progettati per questo scopo. In ogni caso la resa si verifica analizzando l’acqua a monte e a valle del trattamento, a impianto nuovo e periodicamente, perché le membrane e le resine perdono efficienza con l’uso.

Ultimo aggiornamento: 2026-09-12