Solventi clorurati nelle acque sotterranee
Tricloroetilene (TCE), tetracloroetilene (PCE), cloruro di vinile e altri solventi clorurati sono contaminanti tipici delle falde vicine ad aree industriali, lavanderie a secco e attività di sgrassaggio dei metalli. Se usi un pozzo in queste zone o gestisci un sito potenzialmente contaminato, devi confrontare i risultati con due riferimenti diversi: i valori per l’acqua potabile del D.Lgs. 18/2023 e le soglie per le acque sotterranee del D.Lgs. 152/2006.
Perché si trovano nelle falde
I solventi clorurati sono stati usati per decenni per sgrassare metalli, nelle lavanderie a secco e in molti processi chimici. Sono più densi dell’acqua, poco biodegradabili e scendono in profondità formando fasi separate che rilasciano contaminante per anni. Nel sottosuolo il PCE e il TCE possono degradarsi in dicloroetileni e infine in cloruro di vinile, che è il composto più tossico della catena: per questo un’analisi utile deve cercare l’intera famiglia, non un solo composto.
Due riferimenti normativi distinti
Per l’acqua destinata al consumo umano il D.Lgs. 18/2023 fissa un valore di 10 µg/L per la somma di tricloroetilene e tetracloroetilene, 0,50 µg/L per il cloruro di vinile e 3,0 µg/L per l’1,2-dicloroetano. Per le acque sotterranee in quanto matrice ambientale valgono invece le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) della Tabella 2, Allegato 5 al Titolo V della Parte IV del D.Lgs. 152/2006, molto più basse per alcuni composti (per esempio 1,5 µg/L per il tricloroetilene e 1,1 µg/L per il tetracloroetilene), e i valori soglia del D.Lgs. 30/2009 per la valutazione dello stato chimico dei corpi idrici.
A chi si applica
Il controllo interessa chi preleva acqua da pozzi o sorgenti in aree industriali o artigianali, attuali o dismesse; le aziende che hanno usato o usano solventi; i soggetti obbligati alla caratterizzazione e bonifica dei siti contaminati (responsabile dell’inquinamento o proprietario interessato); i gestori di reti che captano da falde vulnerabili. Anche chi acquista un immobile con pozzo in una zona produttiva ha interesse a una verifica preliminare.
Campionamento e metodi di analisi
Sono composti molto volatili: il campione si preleva dopo adeguato spurgo del pozzo, riempiendo completamente vial in vetro senza bolle d’aria, con tappo a setto in PTFE, e si conserva refrigerato fino all’analisi, da eseguire in tempi brevi. In laboratorio si usa la gascromatografia con spazio di testa o purge and trap, spesso accoppiata a spettrometria di massa, secondo metodi come la UNI EN ISO 10301 o metodi EPA equivalenti. Un prelievo da rubinetto dopo serbatoi o autoclavi può sottostimare la concentrazione per perdite per volatilizzazione.
Come interpretare i risultati
Prima chiarisci lo scopo: idoneità al consumo umano (riferimento D.Lgs. 18/2023) o qualità ambientale della falda (riferimento CSC). Un valore sotto il limite potabile ma sopra la CSC indica che l’acqua può essere ancora utilizzabile per bere, ma che la falda è contaminata e che, per chi ne è responsabile, scattano gli obblighi della Parte IV, Titolo V del D.Lgs. 152/2006. La presenza di cloruro di vinile o dicloroetileni insieme a PCE e TCE suggerisce una contaminazione datata in fase di degradazione.
Cosa fare in caso di superamento
Se l’acqua è destinata al consumo umano e supera i valori, sospendi l’uso potabile e valuta un trattamento (il carbone attivo granulare e lo strippaggio ad aria sono le tecniche più comuni), verificandone l’efficacia con analisi a valle. Se il superamento riguarda le CSC in un sito su cui hai responsabilità, il D.Lgs. 152/2006 prevede la comunicazione alle autorità competenti e l’avvio delle procedure di caratterizzazione e, se necessario, di analisi di rischio e bonifica. Per un privato che riscontra contaminazione di origine esterna è utile informare ARPA e Comune.
Differenze con i trialometani
Anche i trialometani sono organo-alogenati volatili, ma si formano durante la clorazione dell’acqua, non provengono dalla falda. Spesso i laboratori li determinano nella stessa corsa analitica dei solventi clorurati. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
Analisi correlate
Settori interessati
Approfondimenti normativi
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Fonti
Domande frequenti
- Qual è il limite di tricloroetilene nell’acqua potabile?
- Il D.Lgs. 18/2023 non fissa un limite per il solo tricloroetilene, ma 10 µg/L per la somma di tricloroetilene e tetracloroetilene. Per la falda come matrice ambientale la CSC del tricloroetilene è 1,5 µg/L.
- Il cloruro di vinile si trova anche se nessuno lo ha usato?
- Sì. Può derivare dalla degradazione naturale di PCE e TCE nel sottosuolo. Per questo si ricerca insieme ai solventi di partenza, anche dove il cloruro di vinile non è mai stato impiegato.
- Bollire l’acqua elimina i solventi clorurati?
- Non è un sistema affidabile e libera i composti nell’aria della stanza. In caso di contaminazione la soluzione è un trattamento dedicato verificato con analisi, o una fonte alternativa.
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14