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Classificazione dei rifiuti e D.Lgs 152/2006

Classificare un rifiuto significa attribuirgli il codice EER corretto e stabilire se è pericoloso. Lo deve fare il produttore prima di avviarlo a recupero o smaltimento, secondo l’art. 184 del D.Lgs. 152/2006, l’Elenco europeo dei rifiuti e i criteri del Reg. (UE) 1357/2014. Per i codici “a specchio” serve quasi sempre una caratterizzazione analitica. Qui trovi il percorso, le analisi tipiche e cosa rischi se sbagli.

Il quadro normativo

La Parte IV del D.Lgs. 152/2006 disciplina la gestione dei rifiuti; l’art. 184 li classifica per origine (urbani e speciali) e per pericolosità (pericolosi e non pericolosi). L’elenco dei codici è quello della Decisione 2000/532/CE, come modificata dalla Decisione 2014/955/UE, riportato nell’Allegato D alla Parte IV. Le caratteristiche di pericolo da HP1 a HP15 sono definite dal Reg. (UE) 1357/2014 (HP14 dal Reg. (UE) 2017/997). Le Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti, approvate con decreto direttoriale del Ministero nel 2021, descrivono il procedimento operativo.

Il percorso di classificazione

Si individua prima il capitolo dell’elenco in base all’attività che ha generato il rifiuto, poi la voce specifica. Le voci sono di tre tipi: assolute non pericolose, assolute pericolose (con asterisco) e voci a specchio, cioè coppie di codici in cui lo stesso rifiuto può essere pericoloso o non pericoloso a seconda delle sostanze pericolose contenute. Per le voci a specchio occorre determinare la composizione e verificare se le concentrazioni delle sostanze superano i valori che attivano una o più caratteristiche HP.

Quali analisi servono

La caratterizzazione si basa su informazioni sul processo e, dove non bastano, su analisi chimiche mirate: metalli (per esempio piombo, cadmio, cromo totale e cromo VI, nichel, rame, zinco, arsenico, mercurio), idrocarburi C10–C40, IPA, PCB, solventi, pH, eventuale presenza di amianto o inquinanti organici persistenti soggetti al Reg. (UE) 2019/1021. I risultati, espressi sul tal quale, vengono confrontati con i limiti di concentrazione delle singole caratteristiche HP, scegliendo in modo cautelativo il composto di riferimento per ciascun metallo quando la speciazione non è nota.

Classificazione e destinazione: due prove diverse

La classificazione dice se il rifiuto è pericoloso e con quale codice. La scelta dell’impianto richiede spesso analisi ulteriori: per l’ammissibilità in discarica il test di cessione e i parametri del D.Lgs. 36/2003 come modificato dal D.Lgs. 121/2020; per il recupero in procedura semplificata il test di cessione del D.M. 5 febbraio 1998. Il gestore dell’impianto può chiedere una propria caratterizzazione di base. Pianificare insieme le due esigenze evita di ripetere campionamenti e analisi.

Campionamento e frequenza

Il campione deve rappresentare il rifiuto: per cumuli e materiali eterogenei si prelevano più incrementi secondo le norme tecniche di campionamento dei rifiuti (per esempio UNI 10802). La classificazione va ripetuta quando cambiano processo, materie prime o caratteristiche del rifiuto; per i rifiuti prodotti con continuità molti impianti chiedono un aggiornamento almeno annuale. Conserva verbale di campionamento, Rapporto di Prova e relazione di classificazione insieme al registro di carico e scarico.

Cosa rischi con una classificazione errata

Classificare come non pericoloso un rifiuto pericoloso porta a gestirlo in impianti non autorizzati e può configurare reati come la gestione non autorizzata (art. 256) o la falsa indicazione nel certificato di analisi o nel formulario (art. 258), oltre a responsabilità in caso di danno ambientale. L’errore opposto genera costi inutili. Per il produttore la regola è documentare il percorso logico della classificazione, non solo il codice finale.

Differenze con altre pagine sui rifiuti e il suolo

Le terre e rocce da scavo possono uscire dal regime dei rifiuti se rispettano il DPR 120/2017; il test di cessione ha una pagina dedicata. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; l’attribuzione del codice resta responsabilità del produttore.

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Settori interessati

Approfondimenti normativi

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Fonti

Domande frequenti

Cosa sono i codici “a specchio”?
Coppie di codici EER in cui lo stesso tipo di rifiuto è pericoloso o non pericoloso in funzione delle sostanze pericolose che contiene. Per scegliere il codice corretto servono informazioni sul processo e, in genere, una caratterizzazione analitica.
Chi è responsabile della classificazione del rifiuto?
Il produttore o detentore. Il laboratorio fornisce i dati analitici nel Rapporto di Prova e può supportare la valutazione, ma l’attribuzione del codice EER resta in capo al produttore.
Ogni quanto va rifatta la caratterizzazione?
Quando cambiano processo o materie prime e comunque con la periodicità richiesta dagli impianti di destinazione o dalla propria autorizzazione; per rifiuti prodotti regolarmente è prassi diffusa un aggiornamento almeno annuale.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14