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PFAS nell’acqua: la normativa italiana

In Italia i PFAS nell'acqua potabile sono regolati dal D.Lgs. 18/2023, modificato dal D.Lgs. 102/2025: valgono la somma di PFAS (0,10 µg/L) e la somma di 4 PFAS (0,02 µg/L, dal 13 luglio 2026). Gli obblighi riguardano gestori idrici, imprese alimentari e chi fornisce acqua a terzi, compreso chi usa un pozzo.

Il quadro normativo in breve

I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono composti di sintesi molto stabili, usati per decenni in trattamenti idrorepellenti, schiume antincendio, rivestimenti antiaderenti e processi industriali. Resistono alla degradazione e si accumulano in falda e nell'organismo: per questo sono chiamati «inquinanti eterni».

Nell'acqua destinata al consumo umano la regola di partenza è europea: la Direttiva (UE) 2020/2184 ha introdotto per la prima volta valori di parametro per i PFAS. L'Italia l'ha recepita con il D.Lgs. 18/2023 sulle acque destinate al consumo umano, poi corretto dal D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 102, in vigore dal 19 luglio 2025. La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) ha infine spostato di sei mesi la scadenza per il solo parametro «somma di 4 PFAS».

Il risultato è un sistema a due livelli: un limite ampio su un elenco di molecole e un limite molto più severo sulle quattro sostanze considerate più critiche per la salute. Il testo della direttiva è consultabile su EUR-Lex.

I limiti in vigore e le scadenze

Dopo il correttivo del 2025 i parametri PFAS dell'acqua potabile sono due. Il vecchio parametro «PFAS totale» (0,50 µg/L), presente nella prima versione del D.Lgs. 18/2023, è stato eliminato dal D.Lgs. 102/2025: se un preventivo o un Rapporto di Prova lo usa ancora come riferimento di conformità, è un segnale che il riferimento normativo non è aggiornato.

ParametroValore di parametroCosa comprendeDa quando si applica
Somma di PFAS0,10 µg/Lun elenco definito di PFAS, sommati tra loro12 gennaio 2026
Somma di 4 PFAS0,02 µg/LPFOA, PFNA, PFHxS, PFOS13 luglio 2026 (proroga della L. 199/2025)
PFAS totale—parametro abrogato dal D.Lgs. 102/2025non più applicabile

I valori sono espressi in microgrammi per litro: 0,02 µg/L equivalgono a 20 nanogrammi per litro. A questi livelli la differenza tra un laboratorio adeguato e uno inadeguato si gioca sul limite di quantificazione del metodo, argomento trattato nella scheda sul metodo LC-MS/MS per i PFAS.

Dal 13 luglio 2026 entrambe le soglie sono pienamente operative. Il campione va quindi confrontato con tutte e due: rispettarne una non basta.

Chi deve controllare i PFAS

Il D.Lgs. 18/2023 non chiede a ogni cittadino di analizzare i PFAS, ma assegna obblighi precisi a chi fornisce acqua o la usa per produrre alimenti.

  • Gestori idrici (acquedotti pubblici e privati): includono i PFAS nei controlli e nei Piani di Sicurezza dell'Acqua, con frequenze legate ai volumi distribuiti e alla valutazione del rischio delle aree di captazione.
  • Imprese alimentari che usano acqua di pozzo o di fonte propria per produrre o lavare alimenti: l'acqua deve rispettare i valori dell'Allegato I, e il piano di autocontrollo deve tener conto dei PFAS se il rischio è plausibile (falda vicina a siti industriali, aeroporti, aree di addestramento antincendio, discariche).
  • Strutture che forniscono acqua a terzi da fonte autonoma, come agriturismi, campeggi, hotel o mense allacciati a un pozzo.
  • Privati con pozzo a uso domestico: non hanno un obbligo di analisi periodica paragonabile a quello del gestore, ma in un'area con contaminazione nota il controllo è l'unico modo per sapere cosa si beve.

Chi è allacciato all'acquedotto riceve acqua già controllata dal gestore, i cui dati sono di norma pubblici. Analizzare l'acqua del rubinetto ha senso soprattutto se si usano filtri domestici e si vuole verificarne l'efficacia o se si vive in un'area interessata da episodi di contaminazione.

Come si legge un risultato: un esempio di calcolo

Il punto che crea più confusione è che un campione può rispettare la somma di PFAS e superare la somma di 4 PFAS. I quattro composti sono infatti conteggiati in entrambi i parametri, ma la seconda soglia è cinque volte più bassa.

Esempio: un'acqua di pozzo restituisce PFOA 0,008 µg/L, PFOS 0,009 µg/L, PFHxS 0,005 µg/L e PFNA sotto il limite di quantificazione; altri PFAS dell'elenco sommano 0,030 µg/L.

  1. Somma di 4 PFAS: 0,008 + 0,009 + 0,005 = 0,022 µg/L, sopra il valore di 0,02 µg/L.
  2. Somma di PFAS: 0,022 + 0,030 = 0,052 µg/L, sotto il valore di 0,10 µg/L.
  3. Esito: campione non conforme per la somma di 4 PFAS, pur rispettando la somma di PFAS.
  4. Verifica: come sono stati trattati i valori sotto il limite di quantificazione nella somma. Il Rapporto di Prova deve dichiararlo, perché cambia il risultato vicino alla soglia.

L'esempio mostra perché un pannello limitato a pochi composti non basta per giudicare la conformità alla somma di PFAS, e perché un pannello ampio con limiti di quantificazione alti non basta per la somma di 4 PFAS. Per capire che cosa distingue PFOA, PFOS e PFHxS vedi la guida sulle sottoclassi dei PFAS.

Quali analisi servono in pratica

L'analisi si esegue in cromatografia liquida con spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) su un campione prelevato in contenitori idonei, evitando materiali che possono rilasciare PFAS. La scelta del pannello dipende dallo scopo.

SituazioneAnalisi indicataPerché
Verifica dei 4 PFAS prioritari, pozzo domesticoricerca PFAS in acqua potabilerisponde al limite più severo
Confronto con la somma di PFAS (gestori, imprese alimentari)ricerca PFAS estesacopre l'elenco del parametro somma
Pozzo usato per la prima volta o mai controllatoanalisi acqua di pozzo completa più PFASmicrobiologia e chimica di base prima dei microinquinanti
Profilo di conformità generaleanalisi allineata al D.Lgs. 18/2023verifica i parametri dell'Allegato I scelti nel profilo

Prima di ordinare, chiedi quali composti sono inclusi e quale limite di quantificazione ha il metodo per ciascuno. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; l'esito è riportato nel Rapporto di Prova. Un profilo «allineato al D.Lgs. 18/2023» indica i parametri ricercati, non una garanzia di conformità del campione.

Malintesi frequenti

«Il limite PFAS è 0,50 µg/L»

Non più. Quel valore apparteneva al parametro «PFAS totale», eliminato dal D.Lgs. 102/2025. I riferimenti attuali sono 0,10 µg/L per la somma di PFAS e 0,02 µg/L per la somma di 4 PFAS.

«Se l'acquedotto è conforme, lo è anche il mio rubinetto»

Per i PFAS di solito sì, perché non derivano dall'impianto interno dell'edificio come piombo o nichel. Fanno eccezione i casi di approvvigionamento misto, come serbatoi riempiti da autobotte o collegamenti a pozzi privati.

«Un filtro elimina i PFAS»

Carboni attivi e osmosi inversa possono ridurre i PFAS, ma l'efficacia dipende dal composto (le molecole a catena corta passano più facilmente) e dalla manutenzione. Solo un'analisi a monte e a valle del trattamento dice se il sistema funziona: vedi la verifica di un impianto a osmosi inversa.

«Bollire l'acqua riduce i PFAS»

No. I PFAS non evaporano con l'ebollizione: la riduzione del volume d'acqua tende anzi a concentrarli.

Cosa fare se un valore supera il limite

Un superamento va prima confermato con un nuovo prelievo eseguito con le stesse cautele, perché a livelli di nanogrammi per litro una contaminazione del contenitore può falsare il dato. Se il risultato è confermato, le strade dipendono da chi usa l'acqua.

Il gestore idrico deve informare l'autorità sanitaria e adottare le misure correttive previste dal decreto. Un'impresa alimentare deve sospendere l'uso dell'acqua non conforme nei processi a contatto con gli alimenti e documentare l'azione correttiva nel piano di autocontrollo. Un privato con pozzo dovrebbe passare a una fonte alternativa per bere e cucinare e valutare un trattamento dimensionato sui composti trovati.

Nelle aree con contaminazione nota è utile anche segnalare il dato all'ASL o all'ARPA competente, che possono avere informazioni sull'estensione del pennacchio in falda. Per una panoramica sulle zone e sulle fonti più frequenti vedi la guida su dove sono diffusi i PFAS.

Analisi correlate

Settori interessati

Approfondimenti normativi

Guide correlate

Fonti

Domande frequenti

Qual è il limite dei PFAS nell'acqua potabile in Italia?
Dopo il D.Lgs. 102/2025 i limiti sono due: 0,10 µg/L per la somma di PFAS, cioè un elenco definito di composti sommati tra loro, e 0,02 µg/L per la somma di PFOA, PFNA, PFHxS e PFOS. Il secondo valore si applica dal 13 luglio 2026, dopo la proroga di sei mesi decisa dalla Legge di Bilancio 2026. Il vecchio parametro PFAS totale di 0,50 µg/L non esiste più.
Devo analizzare i PFAS se ho un pozzo privato?
La legge non impone al privato un controllo periodico come al gestore idrico, ma se il pozzo è in un'area con contaminazione nota, vicino a siti industriali, aeroporti o discariche, l'analisi è l'unico modo per sapere cosa si beve. Se il pozzo serve un'attività alimentare o fornisce acqua a terzi, il controllo rientra invece negli obblighi del D.Lgs. 18/2023.
Perché la somma di 4 PFAS è più bassa della somma di PFAS?
Perché PFOA, PFNA, PFHxS e PFOS sono i composti per cui le evidenze di tossicità e di accumulo nell'organismo sono più solide. Per questo il legislatore ha fissato per loro una soglia cinque volte più bassa. Un campione può quindi rispettare la somma di PFAS e superare quella dei 4 PFAS, come mostra l'esempio di calcolo in questa pagina.
Il Rapporto di Prova riporta ancora il PFAS totale: è un problema?
Il dato analitico può restare utile, ma come riferimento di conformità il PFAS totale non è più applicabile dal D.Lgs. 102/2025. Chiedi al laboratorio di confrontare i risultati con la somma di PFAS e con la somma di 4 PFAS e di indicare nel Rapporto di Prova il riferimento normativo vigente alla data del prelievo.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16