COD (domanda chimica di ossigeno)
Che cos’è
Il COD (Chemical Oxygen Demand, domanda chimica di ossigeno) è la quantità di ossigeno necessaria a ossidare per via chimica le sostanze presenti in un’acqua, misurata con dicromato di potassio a caldo in ambiente acido ed espressa in mg/L di O2. Riassume in un solo numero il carico organico di uno scarico, biodegradabile e non, ed è uno dei parametri con limite di emissione nel D.Lgs. 152/2006.
Dove si trova
Si misura negli scarichi civili e industriali, nei reflui in ingresso e in uscita dai depuratori, nei percolati di discarica e nelle acque di processo. Valori elevati sono tipici delle industrie alimentari, casearie, vinicole e olearie, delle concerie, delle cartiere e della chimica fine. Nelle acque superficiali e sotterranee pulite il COD è basso; per l’acqua potabile si usa invece l’ossidabilità al permanganato.
Perché si analizza
Si analizza per verificare il rispetto dei limiti di emissione fissati dal D.Lgs. 152/2006 e dall’autorizzazione allo scarico, per calcolare l’efficienza di rimozione di un depuratore e per dimensionare o regolare un impianto di trattamento. Nei contratti con il gestore della fognatura il COD entra spesso nella tariffa per gli scarichi industriali. In 2-3 ore dà un’indicazione che il BOD5 fornisce solo in cinque giorni.
Matrici
Acque reflue, Acque di scarico civili e industriali
Riferimenti normativi
D.Lgs. 152/2006, Direttiva (UE) 2024/3019, ISO 15705, APAT IRSA-CNR 5130
Limiti di emissione per tipo di scarico
Il valore applicabile dipende dal tipo di scarico e dal corpo ricettore. Il riferimento finale è sempre l’autorizzazione: AUA, AIA o permesso del gestore del servizio idrico possono fissare valori diversi da quelli di tabella, in particolare per la fognatura.
| Tipo di scarico | Riferimento D.Lgs. 152/2006, Parte III, All. 5 | Limite COD |
|---|---|---|
| Industriale in acque superficiali | Tabella 3 | 160 mg/L O2 |
| Industriale in rete fognaria | Tabella 3 (o regolamento del gestore) | 500 mg/L O2 |
| Depuratore di acque reflue urbane | Tabella 1 | 125 mg/L O2 o riduzione ≥ 75% |
| Scarico sul suolo | Tabella 4 | 100 mg/L O2 |
Il testo è su Normattiva: D.Lgs. 152/2006. La disciplina delle acque reflue urbane è in revisione con la direttiva (UE) 2024/3019, che gli Stati membri devono recepire: fino ad allora restano valide le tabelle del decreto. Un quadro di tutti i parametri allo scarico è nella scheda sui limiti di emissione del D.Lgs. 152/2006.
Come si misura: dicromato, provette e interferenze
Il metodo di riferimento ossida il campione con dicromato di potassio in acido solforico concentrato, con solfato d’argento come catalizzatore, a riflusso per due ore; il dicromato non consumato si titola e la differenza dà il COD. È il principio dei metodi APAT IRSA-CNR per le acque reflue.
Molti laboratori usano la versione in provette sigillate (ISO 15705), con digestione in termoreattore e lettura fotometrica: richiede pochi millilitri di campione e produce meno rifiuti contenenti cromo e mercurio. Il campo di misura dipende dalla provetta, per esempio 15-150 o 100-1.500 mg/L, e il campione va diluito se esce dalla scala.
Cloruri, l’interferenza principale
I cloruri vengono ossidati dal dicromato e fanno salire il COD apparente. Si mascherano con solfato di mercurio, ma con acque molto salate, come reflui di salamoie o acque salmastre, la correzione non basta e il laboratorio deve diluire o scegliere un metodo dedicato. Un COD alto con cloruri di alcune migliaia di mg/L va letto con cautela.
Prelievo: medio composito e conservazione
Il D.Lgs. 152/2006 riferisce i limiti della Tabella 3 a un campione medio prelevato nell’arco di tre ore, salvo casi particolari indicati dall’autorità. Un prelievo istantaneo in un momento di punta può dare un valore molto più alto della media reale, e viceversa.
- Prelevare nel pozzetto di campionamento ufficiale, a valle di ogni trattamento.
- Usare un campionatore automatico o più aliquote nell’arco del periodo previsto, proporzionali alla portata se possibile.
- Acidificare con acido solforico a pH inferiore a 2 se il campione non arriva in laboratorio in giornata.
- Conservare al buio a circa 4 °C e annotare portata, ora e condizioni di produzione.
Le regole generali sul prelievo delle acque sono descritte nella scheda sulla UNI EN ISO 5667.
Leggere il COD insieme al BOD5
Il COD da solo dice quanto carico c’è; il confronto con il BOD5, che misura solo la frazione degradata dai batteri in cinque giorni, dice che tipo di carico è. Un rapporto COD/BOD5 vicino a 2 è tipico di reflui civili e alimentari facilmente biodegradabili; rapporti più alti indicano sostanze poco degradabili o tossiche per la biomassa.
Esempio: un caseificio scarica in fognatura con COD 1.800 mg/L e BOD5 1.100 mg/L. Il refluo è biodegradabile ma supera i 500 mg/L: un pretrattamento con recupero del siero e una vasca di equalizzazione possono riportarlo nei limiti, o in alternativa serve un accordo con il gestore. Una tintoria con COD 600 mg/L e BOD5 120 mg/L ha invece un problema diverso, che un impianto biologico da solo difficilmente risolve.
Il carbonio organico totale è un’alternativa senza reagenti tossici, utile per il monitoraggio in continuo. Il profilo analisi COD e BOD nelle acque reflue misura entrambi i parametri sullo stesso campione; per i piccoli impianti civili c’è l’analisi dello scarico in uscita da depuratore.
Perché il COD conta per l’ambiente
Le sostanze ossidabili che arrivano in un fiume o in un lago vengono degradate consumando ossigeno disciolto. Uno scarico con COD elevato può portare il corpo idrico in carenza di ossigeno, con morie di pesci, odori e sviluppo di batteri anaerobi.
Il Rapporto di Prova emesso dal laboratorio partner riporta il valore con l’incertezza di misura e il metodo usato. Le prove sono accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. La guida su COD e BOD confronta i due parametri in modo più discorsivo.
Analisi che includono COD (domanda chimica di ossigeno)
Analisi acque reflue di scarico
Controllo periodico dello scarico come da autorizzazione: profilo costruito sui parametri prescritti.
Analisi COD e BOD nelle acque reflue
Analisi COD e BOD5 delle acque reflue con azoto ammoniacale e ossigeno disciolto: carico organico dello scarico e resa del depuratore rispetto al D.Lgs. 152/2006.
Analisi scarico civile in uscita da depuratore
Analisi scarico civile in uscita dal depuratore: COD, BOD5, azoto ammoniacale, tensioattivi ed E. coli per l’autorizzazione allo scarico non in fognatura.
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Domande frequenti
- Che differenza c’è tra COD e BOD5?
- Il COD misura l’ossigeno necessario a ossidare chimicamente quasi tutte le sostanze presenti, in circa due ore. Il BOD5 misura l’ossigeno consumato dai batteri in cinque giorni a 20 °C e quindi solo la parte biodegradabile. Il COD è sempre maggiore o uguale al BOD5, e il loro rapporto indica quanto il refluo è trattabile per via biologica.
- Qual è il limite del COD per uno scarico in fognatura?
- La Tabella 3 del D.Lgs. 152/2006 indica 500 mg/L di O2 per lo scarico industriale in rete fognaria, ma il gestore del servizio idrico può fissare valori diversi nel regolamento di fognatura o nell’autorizzazione. Il riferimento vincolante per un’azienda è quindi il valore scritto nel proprio titolo autorizzativo, non solo quello di tabella.
- Perché il COD dello stesso scarico cambia molto tra due analisi?
- Le cause più comuni sono il tipo di prelievo, istantaneo o medio composito, e il momento della produzione: lavaggi, cambi di lotto e scarichi di fine turno alzano il carico. Pesano anche i solidi sospesi, se il campione non viene omogeneizzato, e i cloruri. Per confronti affidabili conviene prelevare sempre con le stesse modalità.
- Il COD si misura anche nell’acqua potabile?
- No. Nell’acqua potabile la sostanza organica è molto bassa e il metodo al dicromato non è abbastanza sensibile. Il D.Lgs. 18/2023 usa invece l’ossidabilità al permanganato, con valore indicatore di 5 mg/L di O2, e in alcuni casi il carbonio organico totale. Il COD resta un parametro tipico di scarichi e acque reflue.
Ultimo aggiornamento: 2026-06-23